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Ai Weiwei’s Stars

Dalla parte di Liu Xiaobo e di Ai Weiwei.

Le Stelle di Ai Weiwei

Cina: Ai Weiwei su twitter contro governo Artista denuncia torture su suo collaboratore

(ANSA) – PECHINO, 09 AGO – L’ artista dissidente Ai Weiwei è tornato a criticare il governo cinese, sei settimane dopo essere stato rilasciato dalla prigione. In due messaggi su Twitter, l’ artista denuncia le torture che sono state inflitte ad uno dei suoi collaboratori e invita a sostenere due attivisti imprigionati. Ai Weiwei, molto conosciuto all’ estero e in Cina, è accusato di evasione fiscale. Detenuto per quasi tre mesi, è stato rilasciato il 22 giugno. (Ansa.it)
A casa di Ai Weiwei di Marco del Corona (Corriere della Sera.it)

I miei precedenti disegni sulle violazioni dei diritti umani in Cina.

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PIN-033

Erano i giorni che a Pechino replicavano in continuazione “Dalla Cina con Furore”. (PIN)

IL NOBEL PER LA PACE AL DISSIDENTE LIU XIAOBO IRRITA PECHINO

(AGI) – Roma, 8 ott. – Il Nobel per la Pace e’ stato assegnato a Liu Xiaobo, il dissidente cinese che sta scontando 11 anni di carcere per aver diffuso il manifesto democratico Carta 08. Un anno dopo il premio a Barack Obama, il Comitato nominato dal Parlamento norvegese ha sfidato i moniti di Pechino per premiare quello che considera un “simbolo” della lotta per i diritti umani e civili in Cina. E il presidente del comitato, Thorbjoern Jagland, ha avvertito la Cina che il suo accresciuto ruolo internazionale comporta “maggiori responsabilita’”. Durissima la reazione di Pechino: la diretta da Oslo della Bcc e’ stata interrotta per due volte. Il governo cinese ha parlato di scelta “oscena” e “contraria ai principi del Nobel” e ha avvertito che “danneggera’ i rapporti sino-norvegesi”. L’ambasciatore norvegese e’ stato convocato per protesta al ministero degli Esteri. Liu Xiaobo, 54 anni, era stato condannato il 25 dicembre scorso per “incitamento a sovvertire il potere dello Stato”. Continua a leggere

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di claudiosala

Cina, continua l’emergenza suicidi alla Foxconn. Un dipendente si taglia le vene
Shenzhen, 27 mag. (Adnkronos/Ign) – Nonostante una piscina aziendale appena inaugurata, reti protettive su finestre e balconi, e una speciale clausula in cui i lavoratori si impegnano a non togliersi la vita, continua l’emergenza suicidi alla fabbrica Foxconn di Shenzhen, in Cina. Un impiegato del gruppo che produce componenti per la Apple, ha tentato oggi di togliersi la vita tagliandosi le vene ed e’ stato salvato dall’intervento dei sanitari nella sede della azienda.
E’ il 12esimo suicidio dall’inizio dell’anno. Proprio ieri un altro dipendente si era suicidato lanciandosi dal tetto della fabbrica che dà lavoro a oltre 400mila persone. La polizia di Shenzhen ha confermato che l’uomo, un 23enne originario della provincia cinese di Gansu e impiegato nello stabilimento da poco meno di un anno, è deceduto dopo essersi lanciato volontariamente da un balcone al settimo piano del dormitorio della fabbrica. Soltanto poche ore prima il proprietario dell’azienda, il magnate taiwanese Terry Gou, anche a causa delle pressioni della Apple che ha inviato propri osservatori, aveva visitato lo stabilmento accompagnato da centinaia di giornalisti per vedere da vicino le condizioni lavorative dei suoi dipendenti.
Il proprietario del colosso taiwanese ha garantito il suo impegno a migliorare le condizioni di vita e di lavoro nella fabbrica e ha fatto firmare a tutti i lavoratori una clausola chiedendo un impegno scritto a non suicidarsi. Un impegno che però non tutti riescono a garantire. L’azienda comunque, nonostante la cattiva pubblicità, continua a ricevere circa 8mila richieste di assunzione al giorno.

Desaparecidos di Cina

Paesaggio con luna piena e diecimila uiguri

di claudio sala

Lo Xinjiang, una regione ricca di petrolio, occupa una posizione strategica nell’Asia centrale ed è  agitata da violenti tensioni etniche tra gli uiguri, che sentono di essere ormai minoranza  nella loro terra d’origine, e i cinesi di etnia  dominante han.  Rebiya Kadeer, attivista uigura esule negli USA, già alla fine del mese di luglio 2009 aveva denunciato la scomparsa di  quasi diecimila uiguri che avevano partecipato alle proteste insorte dopo gli scontri  scoppiati nella città di Urumqui tra uiguri e han, e ancora tra uiguri e  la polizia cinese. Il 21 ottobre scorso l’organizzazione per la difesa dei diritti umani Human Rights Watch ha denunciato la scomparsa di decine di uiguri, sequestrati dalle forze dell’ordine che rifiutano di dare notizie sulle loro condizioni alle famiglie. Per Human Rights Watch , che ha spiegato di aver avuto testimonianze dirette di più di 40 casi, si tratta solo della “punta dell’iceberg”.