Esther

In ricordo di Esther Béjarano, sopravvissuta all’Olocausto e scomparsa ieri a 96 anni. Ebrea-tedesca, Esther fu deportata ad Auschwitz nell’aprile del 1943 e si salvò solo perchè sapeva suonare; sulla rampa di Birkenau accoglieva i nuovi deportati a tempo di musica. “L’antisemitismo è in aumento: attacchi, aggressioni. Per questo io canto e vado nelle scuole a testimoniare ciò che ho vissuto”. (Esther Bejeran)

Seid

Il suicidio di Seid Visin: le sue parole contro il razzismo

Il giovane Seid Visin aveva solo 20 anni. Nato in Etiopia, era stato adottato in Italia da piccolo, a 7 anni, a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno. Ex baby giocatore del Milan, nel 2019 scrisse una lettera, un duro atto d’accusa contro il razzismo che vedeva negli occhi delle persone.

 “Dinanzi a questo scenario socio-politico particolare che aleggia in Italia, io, in quanto persona nera, inevitabilmente mi sento chiamato in questione […] Prima di questo grande flusso migratorio ricordo con un po’ di arroganza che tutti mi amavano […] Adesso, invece, questa atmosfera di pace idilliaca sembra così lontana […]. Adesso, ovunque io vada, ovunque io sia, ovunque mi trovi sento sulle mie spalle, come un macigno, il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone.

Qualche mese fa ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare perché troppe persone, prevalentemente anziane, si rifiutavano di farsi servire da me […]. Dopo questa esperienza dentro di me é cambiato qualcosa: come se nella mia testa si fossero creati degli automatismi inconsci e per mezzo dei quali apparivo in pubblico, nella società diverso da quel che sono realmente […] Il che, quando stavo con i miei amici, mi portava a fare battute di pessimo gusto sui neri e sugli immigrati, addirittura con un’aria troneggiante affermavo che ero razzista verso i neri, come a voler affermare, come a voler sottolineare che io non ero uno di quelli […]. L’unica cosa di troneggiante però, l’unica cosa comprensibile nel mio modo di fare era la paura […] La paura per il disprezzo che sentivo nella bocca della gente, persino dai miei parenti che invocavano costantemente con malinconia Mussolini e chiamavano “Capitano Salvini”. La delusione nel vedere alcuni amici […] che quando mi vedono intonano all’unisono il coro ”Casa Pound”. […]

Con queste mie parole crude, amare, tristi, talvolta drammatiche, non voglio elemosinare commiserazione o pena, ma solo ricordare a me stesso che il disagio e la sofferenza che sto vivendo io sono una goccia d’acqua in confronto all’oceano di sofferenza che stanno vivendo quelle persone dalla spiccata e dalla vigorosa dignità, che preferiscono morire anziché condurre un’esistenza nella miseria e nell’inferno. Quelle persone che rischiano la vita, e tanti l’hanno già persa, solo per annusare, per assaporare, per assaggiare il sapore di quella che noi chiamiamo semplicemente “Vita”.

Lidia, la staffetta partigiana e la bicicletta

Lidia Menapace (1924 – 2020) ❤️

“La Resistenza non fu un fenomeno militare, come erroneamente si crede. Fu un movimento politico, democratico e civile straordinario. Una presa di coscienza politica che riguardò anche le donne.” (Lidia Menapace)

Samuel

Samuel Paty, il prof decapitato in Francia, nella periferia di Parigi. 47 anni, sposato, un figlio, insegnava Storia, Geografia ed Educazione civica: voleva spiegare i principi della République. Libertà, Eguaglianza, Fratellanza.

Il Belpaese disperso

Le ricerche tra fango, detriti e rabbia proseguivano senza sosta nella speranza di poter estrarre ancora vivo il Belpaese.

I campi di Ines

Dedicata a Ines Figini, la vita oltre i lager.

Dedicata a Ines Figini, testimone dei lager e sopravvissuta a Mauthausen, Auschwitz-Birhenau, Ravensbruck. Commendatore della RepubbDedicata a Ines Figini, testimone dei lager e sopravvissuta a Mauthausen, Auschwitz-Birhenau, Ravensbruck. Commendatore della Repubblica, Ines Figini ha sempre portato la propria testimonianza soprattutto ai ragazzi delle scuole; a loro diceva «L’indifferenza è peggio dell’odio».

aprovinciadicomo.it/stories/como-citta/addio-a-ines-figini-testimone-dei-lager_1372019_11/?fbclid=IwAR0XFZh3H_Wkdnn1KsnfK_VI7Yp38WD5vTxIXJbtISMLOIBJ48kBKFkfAPk

Sinopoli_Credenze nulle

Avvertenza per i Nonoteisti: fate attenzione ai raddoppi e ai punti esclamativi nelle schede di voto.

La colpa di Armine

Body shaming e dintorni.
La colpa di Armine BN
“Le persone sono spaventate da quello che è diverso. Non posso impedire loro di sparlare ma io posso ignorarle. Ci sono molti modi diversi di essere belli: consiglio di concentrarsi su di sé, su chi si è e su cosa si ama davvero” (Armine Harutyunyan)

La fame di libertà di Ebru

Ebru, Aytac e la fame di libertà.

La fame di libertà di Ebru

(ANSA) – ISTANBUL, 28 AGO – Era in sciopero della fame da 238 giorni perché voleva un processo equo dopo che era stata condannata a 13 anni di reclusione per “appartenenza a un’organizzazione criminale”. Ieri sera è deceduta in un ospedale di Istanbul.
Il caso riguarda l’avvocata Ebru Timtik, 42 anni. A dare notizia della sua morte è stato il suo studio legale. “Ebru Timtik, socia del nostro studio, è morta da martire”, si legge in un tweet. La donna aveva iniziato lo sciopero della fame lo scorso febbraio per chiedere un processo equo. Insieme al collega Aytac Unsal, pure lui in sciopero della fame, Timtik faceva parte dell’Associazione contemporanea degli avvocati, specializzata nella difesa di casi politicamente delicati. Le autorità turche accusano questa associazione di essere legata all’organizzazione marxista-leninista radicale Dhkp-C, un gruppo che ha commesso diversi attacchi ed è definito “terrorista” da Ankara e dai suoi alleati occidentali. Ebru Timtik aveva difeso in particolare la famiglia di Berkin Elvan, un adolescente morto nel 2014 per le ferite riportate durante le proteste antigovernative a Gezi Park nel 2013. La morte dell’avvocata ha provocato numerose proteste a Istanbul contro il governo. (ANSA).

Eclissi di un sogno

Eclissi di un sogno

Cinquantasette anni fa, il 28 agosto 1963, Martin Luther King, al termine di una marcia sui diritti civili a Washington, tenne il suo famoso discorso «I have a dream». Il 16 ottobre 1968, gli atleti Tommie Smith e John Carlos, sul podio olimpico di Città del Messico, dopo la finale dei 200 metri, abbassarono la testa e alzarono un pugno chiuso, indossando dei guanti neri, per ribadire la battaglia per i diritti civili degli afroamericani in America. Prima del ginocchio sul collo di George Floyd. Prima del ginocchio sul sogno di Martin Luther King.

Alexei

Alexei

AGI – Il caso del presunto avvelenamento dell’oppositore Aleksei Navalny, probabilmente con una sostanza aggiunta a una tazza di tè, è solo l’ultimo di una serie di sospetti o provati avvelenamenti di cittadini russi, critici delle autorità, verificatisi in patria e all’estero. Navalny aveva passato un’esperienza simile ma meno grave, l’anno scorso, quando a luglio era stato ricoverato mentre era in carcere per una misteriosa “allergia”, che per il suo entourage altro non era che un avvelenamento con “sostanza tossica”.

Svetlana

Svetlana

L’appello di Svetlana Tikhanovskaya ai bielorussi

“Miei cari amati bielorussi, noi tutti e il nostro Paese stiamo vivendo un periodo molto difficile della nostra storia, in cui la meschinità si confonde con l’eroismo, la disperazione si confonde con il coraggio e l’amore con il tradimento. Durante questo periodo dobbiamo fare tutti la nostra scelta e questo richiede tempo. In questi giorni seppelliamo i nostri eroi e paghiamo tutti insieme perdite insostenibili per il Paese. Giovani innocenti assassinati. Le loro famiglie hanno bisogno di essere sostenute. Dobbiamo intitolare loro le strade, in futuro. I loro nomi rimarranno nella nostra memoria.

Non ho e non avevo illusioni sulla mia carriera politica. Non volevo essere un politico ma il destino ha deciso che fossi al fronte. E voi, che avete creduto in me, mi avete dato la forza. Ammiro il vostro coraggio, la vostra organizzazione e il sostegno che mi hanno dato le vostre voci. Lo apprezzo davvero e comprendo perché lo avete fatto: tutti volevano uscire dal vortice in cui siamo caduti 26 anni fa.

Sono pronta ad assumermi le mie responsabilità e ad agire durante questo periodo come leader nazionale, in modo che il Paese si calmi e ritorni alla normalità, in modo da rilasciare immediatamente i prigionieri politici. E preparare il quadro giuridico e le condizioni per nuove elezioni presidenziali, questa volta eque e trasparenti. Che saranno accettate incondizionatamente anche dal resto della comunità mondiale“. (Svetlana Tikhanovskaya)