Seid

Il suicidio di Seid Visin: le sue parole contro il razzismo

Il giovane Seid Visin aveva solo 20 anni. Nato in Etiopia, era stato adottato in Italia da piccolo, a 7 anni, a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno. Ex baby giocatore del Milan, nel 2019 scrisse una lettera, un duro atto d’accusa contro il razzismo che vedeva negli occhi delle persone.

 “Dinanzi a questo scenario socio-politico particolare che aleggia in Italia, io, in quanto persona nera, inevitabilmente mi sento chiamato in questione […] Prima di questo grande flusso migratorio ricordo con un po’ di arroganza che tutti mi amavano […] Adesso, invece, questa atmosfera di pace idilliaca sembra così lontana […]. Adesso, ovunque io vada, ovunque io sia, ovunque mi trovi sento sulle mie spalle, come un macigno, il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone.

Qualche mese fa ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare perché troppe persone, prevalentemente anziane, si rifiutavano di farsi servire da me […]. Dopo questa esperienza dentro di me é cambiato qualcosa: come se nella mia testa si fossero creati degli automatismi inconsci e per mezzo dei quali apparivo in pubblico, nella società diverso da quel che sono realmente […] Il che, quando stavo con i miei amici, mi portava a fare battute di pessimo gusto sui neri e sugli immigrati, addirittura con un’aria troneggiante affermavo che ero razzista verso i neri, come a voler affermare, come a voler sottolineare che io non ero uno di quelli […]. L’unica cosa di troneggiante però, l’unica cosa comprensibile nel mio modo di fare era la paura […] La paura per il disprezzo che sentivo nella bocca della gente, persino dai miei parenti che invocavano costantemente con malinconia Mussolini e chiamavano “Capitano Salvini”. La delusione nel vedere alcuni amici […] che quando mi vedono intonano all’unisono il coro ”Casa Pound”. […]

Con queste mie parole crude, amare, tristi, talvolta drammatiche, non voglio elemosinare commiserazione o pena, ma solo ricordare a me stesso che il disagio e la sofferenza che sto vivendo io sono una goccia d’acqua in confronto all’oceano di sofferenza che stanno vivendo quelle persone dalla spiccata e dalla vigorosa dignità, che preferiscono morire anziché condurre un’esistenza nella miseria e nell’inferno. Quelle persone che rischiano la vita, e tanti l’hanno già persa, solo per annusare, per assaporare, per assaggiare il sapore di quella che noi chiamiamo semplicemente “Vita”.

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